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Mamma! raccoglie lo sfogo di una insegnante: gli alunni sono regolari "a prescindere"

Se continuate così, scendo a insegnare in giardino

Per Maroni la scuola e' piena di irregolari, per la Gelmini pullula di migranti analfabeti da sbattere in classi ponte, per Brunetta e' un covo di fannulloni. Ma le nostre fonti rivelano che tra i banchi ci sono dei semplici esseri umani.
6 maggio 2009 - Neda Capaccetti

Signori Ministri Maroni e Gelmini,

stamattina, leggendo il giornale ho provato rabbia e sconforto. Sono un’anziana insegnante in pensione da un anno, dopo quarant’anni di insegnamento nelle difficili periferie di Roma. Noi, i bambini e i ragazzi li andavamo a prendere a casa, per strada, ragazzi italiani, stranieri, rom; abbiamo sempre appassionatamente creduto che tutti dovessero sedersi sui banchi di scuola, infanzie serene e infanzie difficili, vicine a parlarsi, raccontarsi, giocare, apprendere, diventare tutti più umani. Gentili Ministri, non esistono bambini “regolari” e bambini “irregolari”, mi spaventa essere parte di una comunità che può pensare questo. Lasciate che i bambini vadano a scuola, andiamoli a cercare i più sfortunati, i ragazzi che vivono nei quartieri degradati, i ragazzi rom, quelli che sono arrivati su un gommone o a piedi attraverso le montagne. Accogliamoli con amore, delicatezza, curiamoli nel corpo e nell’anima. E poi tutti in classe a parlare di poesia, di storia, di scienza, di filosofia, per cercare il senso della vita e il bene di tutti. Ho davanti tanti visi di ragazzi “regolari” italiani recuperati alla vita e alla gioia dalla scuola. Insieme a loro vedo gli occhi duri e diffidenti dell’”irregolare” Gramos, ragazzino solo, arrivato dall’Albania con una nave di disperati, aveva l’aspetto di un bambino braccato che odiava il mondo. A un certo punto della seconda media i suoi occhi si alzarono e ci sorrisero, nei suoi disegni ricomparvero i colori. Adesso è “regolare”, bravo idraulico, lavora a Rovigo e telefona ancora ai suoi insegnanti perché la scuola gli ha ridato la vita. Ed ancora l’”irregolare” Milagros, arrivata dalle Ande agli Appennini, a piedi attraverso le Alpi, per ritrovare la madre. Senza documenti, accampata nel 1993 con altri parenti nella bidonville peruviana a Corviale; la scuola non la mollò un giorno, non ci interessava il luogo, il giorno della sua nascita, la sua nazionalità, avevamo una bambina davanti e l’obiettivo era la sua vita. Adesso è felice, “regolare” e lavora a Bologna, ha comprato una casa. E potrei continuare. Ve li aspettavate Ministro Maroni, Ministro Gelmini e Ministro Brunetta questi insegnanti? Stiamo facendo il nostro dovere o ci considerate irregolari? Sappiate che la gran parte di noi, in servizio e in pensione, siamo pronti a far lezione nei cortili, per strada, nelle nostre case ai bambini “irregolari”, siamo pronti a commettere il reato di non considerare reato l’irregolarità di chi viene fuggendo miserie e guerre che spesso noi “ricchi” abbiamo provocato. Forse dovreste ascoltarci perché non c’è scuola senza l’obiettivo dell’educazione dei sentimenti, dello sviluppo integrale della persona e tutto questo non può avvenire senza il rispetto dei diritti naturali di ogni essere umano.

Prof.ssa Neda Capaccetti

P.S. Cara sinistra tutta, a quando una riflessione seria sulla scuola e sul suo compito primario di riuscire a includere, motivandoli, tutti i ragazzi che vivono nel nostro territorio?

 

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