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In esclusiva per Mamma!, comincia da oggi un reportage da L'Aqula del terremoto, nonchè sede del prossimo G8

Diario aquilano (1)

Racconti dalla città de L'Aquila.
5 luglio 2009 - Alberto Puliafito

L'Aquila, domenica 5 luglio, ore 1:54

Per capire una situazione bisogna viverla, lasciarsi coinvolgere, immergersi in essa completamente. Per raccontarla, bisogna distaccarsi, lasciarla raffreddare, ragionare e mettere insieme i pezzi.
Il problema è che i pezzi da mettere insieme, a L'Aquila, sono tanti, variegati e disordinati, e chiunque voglia parlare di quel che accade qui si trova di fronte un puzzle da diecimila tessere senza la foto guida che aiuti a capire il soggetto rappresentato, e senza le tesserine con i bordi che aiuterebbero almeno a tracciare i confini di quel che sarà.

Dall'interno di una tenda piantata in un giardino - chi si fida, a dormire in un edificio? -, che non era la sistemazione prevista, si riflette fin troppo facilmente su cosa voglia dire campeggiare in una città, usare i bagni chimici, dimenticarsi le comodità che pure sono lì a portata di mano. E si capisce, un po', giusto un po', che i pezzi visti e ascoltati bisogna pur cominciare a raccontarli.

A partire dal primo, l'inquietante distorsione mediatica che dipinge la realtà aquilana a modo suo e che a volte si traduce l'assenza totale dei media in certe circostanze. Nel corso della mattinata appena trascorsa (lunedì luglio) si è svolta, presso la sala convegni ANCE, un'interessante e importante conferenza organizzata dal Collettivo99 dal titolo significativo: Convergenze #02 - Modelli urbani sostenibili.

Il Collettivo99 - Giovani tecnici aquilani è nato nei giorni post terremoto grazie a una cinquantina di giovani professionisti e dalla loro volontà di partecipare alla ricostruzione della propria città, spingendo lo sguardo al futuro, superando la ricostruzione per un'idea di riconversione dello spazio. La loro idea è quella di ricostruire una città che sia in grado di crescere e prosperare nel terzo millennio, utilizzando fra l'altro le tecnologie della Terza Rivoluzione Industriale. Non a caso all'incontro partecipava anche Angelo Consoli, direttore dell'Ufficio Europeo di Jeremy Rifkin, personalità che non ha certo bisogno di presentazione.

L'incontro è stato un buon esempio di democrazia partecipata: i recenti eventi della politica rendono sempre più evidente il fatto che il sistema democrazia ha bisogno di modificarsi e di integrare le due forme che conosciamo (la democrazia rappresentativa e quella diretta) per un nuovo modo di operare sul territorio, che coinvolga i cittadini dal basso (ne parla molto meglio di me Paul Ginsborg nel suo bel "Il tempo di cambiare"). La politica, così com'è strutturata oggi, in particolare in Italia, ha bisogno di imparare a ascoltare le persone, i tecnici, gli esperti. Il che non significa che si debba invischiare qualunque processo decisionale in una serie infinita di discussioni e dibattiti, ma che determinati processi devono essere collettivamente condivisi. Processi come, ad esempio, la ricostruzione de L'Aquila.

E' significativo che alla conferenza non fosse presente alcun organo di stampa nazionale - non vorrei sbagliare, ma temo che l'unico "giornalista" non locale fosse proprio il sottoscritto. E sarei pronto, volentieri, a ricredermi -; è altrettanto significativo il silenzio istituzionale (nonostante la presenza delle istituzioni stesse, che a tratti, nell'intervento del Presidente della Provincia Stefania Pezzopane, per esempio, hanno fatto sentire il loro dissenso rispetto a decisioni che stanno piovendo inopinatamente dall'alto), l'enorme divario fra chi parlava il linguaggio delle proposte fattive e pretendeva delle risposte e chi faceva politica.

Mentre troviamo condivisibili le parole del senatore abruzzese Giovanni Lolli, che dice, sostanzialmente, di essere a disposizione per lavorare congiuntamente alla ricostruzione (e riconversione), l'intervento del sindaco Massimo Cialente è stato, in questo senso, profondamente deludente, non arrivando nemmeno al punto di riuscire a definire la posizione del Comune in merito alle proposte concrete del Collettivo99. Non sappiamo dire se i giovani del Collettivo abbiano ragione - qualunque cosa significhi questo termine -, non lo sanno nemmeno loro che non pretendono certo di possedere la verità assoluta ma che agiscono e chiedono, encomiabilmente, un tavolo di discussione, critiche al loro progetto, partecipazione, condivisione, che chiedono di fare rete.

Per quanto possa sembrare assurdo dirlo, la ricostruzione de L'Aquila potrebbe essere un'occasione straordinaria per riavvicinare la gente alla politica - quella gente che vuole essere riavvicinata, ovviamente -, per la partecipazione attiva e per la realizzazione di progetti condivisi dal basso. Non solo, potrebbe essere un'occasione altrettanto straordinaria per ricostruire con tecnologie che renderebbero L'Aquila una città-modello, moderna, encomiabile.

La sensazione, tuttavia, è che una politica troppo vecchia e incapace di ascoltare - con la complicità di una società ormai disinteressata alla cosa pubblica, per colpe che sarebbe troppo lungo analizzare - saprà clamorosamente perdere questa straordinaria occasione. Il che sarebbe un errore clamoroso, visto che il disastro che ha subìto questa città merita, richiede, pretende che almeno quello che è rimasto fra le macerie, un'occasione, il primo pezzo del puzzle. Fra poco qui arriverà il G8, e ci sarà altro da raccontare, altri pezzi dello stesso puzzle. E quel che si pensa qui, di questo G8. I campi, almeno, alcuni, tutti diversi fra loro. Arriveranno anche questi pezzi.

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Note:

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