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Decreto sviluppo: se registri un sito con un nome famoso rischi fino a tre anni di galera

Armani: mandatemi in galera, ma rivoglio il mio sito web

Il titolare del timbrificio si dichiara pronto a consegnarsi alle autorita' pur di "prendere a calci in culo" lo stilista.
27 luglio 2009 - Ulisse Acquaviva

La rete si e' sempre data delle regole, e all'inizio erano democratiche e uguali per tutti: i siti li registrava chi arrivava prima, e gli Armani dell'elenco telefonico erano tutti uguali.

Poi sono arrivate le prime sentenze che hanno dato ragione ai grandi marchi, anche quando arrivavano dopo una registrazione legittima. E cosi' il timbrificio Luca Armani e' stato costretto dai tribunali italiani a cedere l'indirizzo Armani.it perche' Giorgio era piu' famoso e la sua casa di moda aveva un business piu' fiorente, e chissenefrega se tu ti chiami uguale e sei arrivato prima.

E si arriva ad oggi e al rischio di farsi fino a tre anni di carcere beccando una megamulta se il tuo indirizzo web viola un marchio registrato. E chissenefrega se quel marchio coincide casualmente col tuo cognome, col nome della tua ditta, della tua associazione no-profit o del tuo cane al quale hai voluto regalare una pagina web personale come fanno molte persone in paesi piu' civilizzati del nostro.

Chi si e' preso la briga di leggere tra le righe del cosiddetto "decreto sviluppo" ha trovato cavilli e freni che faranno avviluppare le piccole attivita' a beneficio dei grandi marchi.  Il tuo "omonimo famoso" non ha piu' bisogno di avviare lunghe e tediose azioni legali contro di te: basta che ti denunci, e ti arrivano i carabinieri a casa per sbatterti dentro dopo averti strappato a forza la tua identita' elettronica. La ricetta Berlusconi per lo sviluppo tecnologico si trasforma, e da oggi sara': Internet, Inglese, Impresa e Infami che possono rivendicare il tuo sito come gli pare a condizione di essere abbastanza Vip.

Ma c'e' chi ha gia' dichiarato guerra a questo sistema, ed e' proprio il famosissimo Armani (quello del timbrificio, non quell'altro semisconosciuto che fa straccetti per quattro ricchi). In una mail indirizzata a un redattore di Mamma! Luca scrive che "farei volontariamente tre anni di carcere con condanna anche senza processo per riottenere il mio sito web www.armani.it. Quando esco di galera mi toglierei quantomeno la soddisfazione di far percorrere allo stilista Giorgio Armani tutta la via Montenapoleone e dintorni a calci nel culo". Luca conclude scrivendo che "la mia sentenza è stata assurda ma questa nuova legge lo è ancor di più". E di che ti meravigli, quando questi temi li tratta la Carlucci che ripete a pappagallo quello che gli suggeriscono le lobby del settore audiovisivo?

Detto questo, siamo ben lieti che l'unica mamma libera sul web fosse quella dell'armenia: se il nostro sito fosse .it e non .am da oggi tutte le madri d'Italia potrebbero sbatterci in galera per tre anni, gettando via la chiave in nome della proprieta' intellettuale.
 

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