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La rivoluzione pacifica della ragione non può aspettare.

IO SONO MASS MEDIA

Proviamo a riprenderci la nostra coscienza di popolo Sovrano riscoprendo il significato reale delle parole che oramai vagano dimenticate nell’etere.
3 febbraio 2010 - Pier Katana

One person = one broadcaster, laddove non c’è libera stampa ogni persona deve farsi mass media (frase letta e trasposta da: Antonio Sofi – The revolution will not be televised in Anima(ls) luglio/agosto 2009). La protesta iraniana aveva il suo motto e spero continuerà ad averlo. Gli iraniani hanno espresso il loro dissenso attraverso internet e sono diventati reporter di se stessi e di quello che il loro governo non vuole comprendere ed accettare. Sarebbe bello se questo motto lo facessimo nostro accogliendo così, e onorandolo, il messaggio che da questo paese è partito. Sarebbe interessante se diventasse il motto di ogni persona che nutre speranze per riuscire a vedere riscattata una società costantemente umiliata da chi agisce nel nome del popolo (parola ampiamente bistrattata, violentata e saccheggiata) ma che in realtà vive in una specie di bolla d’indifferenza satura di falso senso civico, stracolma di palese inettitudine nell’amministrare la cosa pubblica ed eticamente indecente.

Prove tecniche di comunicazione:

“ Parte Prima - Diritti e Doveri Dei Cittadini – Titolo I – Rapporti civili:
Art. 21 - Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni e censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazioni delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore successive, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.”

Per caso avete saltato quanto sopra scritto in corsivo? Se qualcuno lo avesse fatto, anche chi si è fermato a metà, è pregato, con molta pazienza, di tornare su e rileggersi le paroline dell’articolo ventuno della nostra Costituzione. Anche per rispetto di chi scrive, che l’ha ricopiato per intero, parola per parola. No, non sono un pirlone che non sa fare il copia e incolla. Ho solo voluto riscoprire e comprendere meglio quello che è consacrato dalla Magna Charta del diritto della Repubblica Italiana. Un esercizio che anche Lei onorevole, o chi per Lei (portaborse, prestanome, avvocato/deputato o ordinario armigero), che sta scrutando queste pagine in cerca di reati per soddisfare la propria suscettibilità, dovrebbe imparare a fare o, si spera, ritornare a fare soprattutto per il privilegio che Lei ha nel servire in prima persona il popolo e lo Stato. Naturalmente tutto nel nome dell’amore. L’ amore. E vai… saccheggiamo anche questa parola ora!!!

Copia e incolla invece è il motto della nostra società. Una società che non ragiona più. Una società che copia i teoremi e gli atteggiamenti, spesso puerili, di chi recita il copione putrefatto della vita e della politica, in televisione così come sui giornali, nonché nei libri a telecomando, e poi se li incolla addosso credendo di essere, anche spocchiosamente, qualcuno, ma in realtà concretizzando quella che è la parodia della propria esistenza.

Prima di parlare, di giudicare, di demonizzare, di querelare a vanvera ricostruiamo la nostra ragione. Con umiltà perdiamo, anzi, dedichiamo amorevolmente (ancora lo amore) del tempo della nostra vita a capire le dinamiche degli eventi nei quali siamo coinvolti direttamente. Smettiamola di essere spettatori in perenne lobectomia massmediatica, programmati per non capire. Riprendiamoci la nostra coscienza diffidando da quello che ci viene detto dagli auto eletti salvatori dell’umanità, o dalle persone fantoccio che simulano una vita meravigliosa, accertando le fonti dei loro proclami e il significato reale delle parole che oramai vagano dimenticate nell’etere.
Le parole, humus essenziale delle relazioni umane, che fin da quando siamo nati collegano le sinapsi del nostro cervello e ci conducono alla ragione, ovvero ci rendono capaci di giudicare bene distinguendo il vero dal falso e il giusto dall’ingiusto.

Alla base delle regole della nostra società c’è la Carta Costituzionale. Tutto parte da questa vitale ed essenziale lezione di coesistenza pacifica, che se tutti avessimo l’umiltà di imparare e rispettare a quest’ora saremmo persone in grado di essere realmente parte di un popolo sovrano.

One person = one broadcaster, laddove non c’è libera stampa ogni persona deve farsi mass-media.
Io nel mio piccolo, da uomo libero, voglio essere mass-media.
Attendo rinforzi. La rivoluzione pacifica della ragione non può aspettare.

Pier Katana (Iamatologo di padre nipponico e madre belga conosciutisi in un monastero trappista)

 

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