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Haiti e i miracoli

5 febbraio 2010 - Emiliano Sabadello (Emiliano Sabadello (filosofo, scrittore, informatico.))

Il cielo ha strani schemi, questo ormai è risaputo. E per cielo si deve intendere ovviamente Dio. A più di venti giorni dal terremoto che ha squassato la terra e la vita degli haitiani, qualche considerazione di carattere generale andrebbe fatta.
Tacendo per carità cristiana e per pietà umana della figura davvero bertolasiana fatta dal nostro paese in trasferta, concentriamoci sull'aspetto più propriamente religioso della questione. L'angolo più basso dell'aspetto religioso: l'unione della superficialità televisiva con l'esteriorità della religione. La religione è un fatto serio, privato e che poco ha a che fare con un lavoratore televisivo che ti smonta una notizia. La religione è un afflato verso l'inconoscibile kantiano, è una tensione personale a qualcosa che non c'è, è un rapporto con un'entità superiore che, nella religione cattolica, è presunta buona. Ogni tanto, le due sfere, quella umana e quella divina entrano in contatto attraverso i miracoli.
Come nella Haiti raccontata da tutti i maggiori telegiornali nostrani. Le ultime persone estratte vive dalle macerie sono resistite senza muoversi e senza mangiare e bere per ben quindici giorni e tutti hanno gridato al miracolo, perchè è impossibile pensare altrimenti. E' impossibile pensare alla voglia di vivere, alla resistenza umana, alla fortuna, al caso. E allora giù con miracoli a destra e miracoli a sinistra (mai che ce ne fosse uno per il PD...). Trascurando però gli strani schemi del cielo (Dio): prima ti fa crollare il mondo addosso e poi ti salva. Per salvare con un miracolo qualche persona, ne fa morire centinaia di migliaia. Non sarebbe stato meglio un miracolo preventivo, con tanto di titoli sui giornali celesti? "Il cielo () sventa terremoto devastante e salva centinaia di migliaia di persone". Certo, avremmo venduto meno giornali e meno pubblicità, ma ci saremmo risparmiati Bertolaso. E magari un'altra notizia sarebbe stata: "Bertolaso non provoca incidenti diplomatici".
Cari lavoratori televisivi e giornalisti da strapazzo, la prossima volta fatemeli scegliere i titoli di giornale e il miracolo!

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