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Sgarbi è forte con i deboli e debole con i forti

7 febbraio 2010 - Lucio Garofalo (Insegnante di professione, "fannullone" per vocazione e per natura...)

Sgarbi è forte con i deboli e debole con i forti

Lo so, si rischia di apparire noiosi e addirittura antipatici. Esattamente come l'irascibile Sgarbi. Ma è un impulso più forte di me. Quando assisto in Tv alle sue escandescenze plateali, mentre sbraita e si agita come un ossesso furibondo, urlando ingiurie e frasi velenose, avverto un moto irrefrenabile di stizza, se non di furiosa collera interiore, che devo provare a liberare in modo sano e civile, perché faccio fatica a reprimere.

Forse potrei prendere a pugni qualcuno? Meglio di no. Potrei esplicarmi diversamente, praticando magari una sana attività sessuale o applicarmi in un esercizio ginnico.

Ma non basta. Devo dare libero sfogo alla mia rabbia anche a livello verbale e intellettuale. Devo esprimere apertamente ciò che penso di questo individuo vile e abominevole che blatera e si aggira negli studi televisivi come un cane ringhioso, armato di volgarità gratuite, facile alle risse e alle provocazioni, sempre pronto a esibire le sue presunte "virtù oratorie" che sono solo strumenti al soldo del potere più bieco e arrogante, da impostore e ciarlatano, squadrista e pennivendolo di regime quale è diventato.

Ho bisogno di scrivere ciò che sento e penso di costui e dei suoi degni compari, dei loschi figuri che si adoperano al servizio dell'attuale regime cripto fascista.

Ebbene, se per ipotesi assurda fossi uno dei magistrati tanto invisi al Cavaliere e ai suoi lacchè in giacca e cravatta , credo che non avrei dubbi, né sentimenti di indulgenza verso un personaggio di tale "levatura" intellettuale e morale.

Un “modello” di eleganza e di stile, provvisto di una personalità e un temperamento indegni persino del più infimo tra gli esseri viventi, sotto il livello di vita e di intelligenza corrispondente al più viscido e solitario parassita intestinale che può infestare anche l'organismo umano. Senza offesa per i poveri vermi, anellidi, nematodi o altri minuscoli invertebrati.

Pertanto, senza esitare un attimo emetterei una inappellabile e inequivocabile sentenza di colpevolezza. Per lui e quelli come lui, per tutti i cripto fasci che si mostrano "forti con i deboli e deboli con i forti". Così come per il regime politico comandato da quel padrone che egli serve ed ossequia con cieca e ottusa devozione.

Un potere corrotto, aduso a colpire i soggetti più deboli e indifesi della società, a cominciare dai più disperati, dagli sventurati migranti ritenuti "indesiderabili" da perseguire alla stregua dei peggiori banditi e criminali, mentre sono ben accetti e graditi solo in quanto merce umana, cioè in qualità di manodopera da sfruttare a basso costo.

Un esecutivo che non ha mai osato opporsi ai poteri più forti, quali la mafia, la camorra, la delinquenza imprenditoriale organizzata, le compagnie assicurative private, le banche e la grande finanza, le corporation e le lobbie multinazionali del petrolio, delle armi e dell'industria farmaceutica, i servizi segreti e l'intero establishment bellico nordamericano, insomma i centri del potere affaristico e criminale che condizionano inesorabilmente il destino del sistema “democratico” in cui ci concedono la "libertà" di votarli, cioè la “libertà” di scegliere ogni lustro i padroni da cui farsi sfruttare.

Altro che "governo forte"! Il governo Berlusconi è un governo cripto fascista, demagogico e populista, pronto a cavalcare gli umori delle masse inferocite da campagne di propaganda xenofoba che istigano i peggiori istinti della gente. Ma soprattutto pronto a servire gli interessi economici che fanno capo ai gruppi capitalistici e finanziari dominanti, legali o illegali. In realtà, in Italia non c'è mai stato un governo davvero forte e coraggioso, in grado di contrastare e ridimensionare i ceti più ricchi e potenti.

Nella storia italiana, sin dagli albori post-unitari, durante la cosiddetta "età liberale", poi nel periodo giolittiano, successivamente nel ventennio fascista, infine nell'epoca repubblicana, nessun governo ha avuto la forza e il coraggio di affrontare le sfide politicamente più ardue e difficili, provando a combattere in modo drastico e radicale lo strapotere della criminalità occulta di origine massonica o della malavita organizzata di stampo mafioso, evidentemente collusa con il potere economico e politico istituzionale.

La stessa dittatura fascista di Mussolini rivelò ed esercitò la sua forza repressiva solo verso le fasce più deboli e meno protette della società, emarginando e perseguitando i dissidenti, mettendo al bando ogni opposizione politica e sindacale. Mentre fallì miseramente nel tentativo di eliminare il banditismo e debellare la mafia siciliana.

A tale proposito vale la pena di rievocare l’azione repressiva e militare intrapresa dal “prefetto di ferro” Cesare Mori, che fu la carta giocata dal regime fascista, ma che esigeva un’inflessibile lotta contro i vertici e le gerarchie del suo stesso apparato.

In effetti il prefetto Mori mise in atto una strategia che infierì soprattutto sulla mafia rurale e sugli strati inferiori, lasciando intatto il sistema di potere che faceva capo ai grandi latifondisti agrari che avevano utilizzato i banditi e i mafiosi per soffocare nel sangue le rivolte e le rivendicazioni delle masse contadine, come seppero avvalersi dello squadrismo fascista e dello stesso Mori. Il quale nel 1927 venne nominato senatore del regno mentre Mussolini dichiarava solennemente alla Camera che “la Mafia è sconfitta”.

In realtà i metodi brutali impiegati dal prefetto Mori suscitarono un diffuso malcontento nella popolazione siciliana, che si risolse a identificare nelle forze di polizia un esercito di occupazione da temere e nello Stato un nemico straniero di cui diffidare a futura e duratura memoria. Una diffidenza profonda che si è perpetuata nel tempo fino ad oggi.

Dunque, perché il governo del neoduce di Arcore dovrebbe distinguersi e sottrarsi ad una simile logica di servilismo e di ossequio verso il potere massonico e mafioso?

Tornando al nostro, ecco la condanna. Applicando la legge del contrappasso, condannerei Sgarbi (e i suoi degni compari: squadristi televisivi, servitori prezzolati, cooptati dal potente di turno) ad una pena esemplare, secondo il principio maoista "punirne uno per educarne cento". Come predica il ministro "maoista" e "brigatista" Renato Brunetta a caccia dei "fannulloni" che infestano la Pubblica Amministrazione.

Costringerei Sgarbi a subire passivamente un'interminabile sfilza di irripetibili turpiloqui urlati da una folla inferocita, pronta ad assalirlo al primo cenno di reazione e protesta.

La condanna dovrebbe essere scontata per qualche anno, in attesa di un provvedimento di indulto. Concesso e approvato ad personam in tempi rapidi dai suoi amici al governo.

Lucio Garofalo

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