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Un egiziano accoltellato e scoppia la guerriglia urbana: ma non era meglio sfogarsi prima?

Fratelli migranti, le macchine dovevamo sfasciarle noi

La nostra pigrizia nel ribellarci alle cose ingiuste ha scaricato sui piu' poveri anche il compito di fare casino
13 febbraio 2010 - Ulisse Acquaviva

 

Vista da fuori la violenza urbana di Milano sembra una guerra tra bande: Africa contro America Latina. In realta' e' il solito gioco dei gladiatori del circo: schiavi con le pezze al culo mandati a menarsi a morte per i porci comodi dell'imperatore, che non ha nessuna intenzione di smantellare il sistema dello schiavismo.

Neanche a farlo apposta, su questa piccola testata giornalistica avevamo riportato poche ore fa le parole illuminanti di Peppe Sini: "Qui oggi e' l'apartheid. Qui oggi occorre contrastare il razzismo, l'orrore del razzismo, l'infamia del razzismo". Ma quel "qui oggi" e' gia' diventato "la', ieri".

La', ieri, a Milano, prima che un ragazzo venisse ucciso da una evitabile e prevista tensione sociale che poi e' esplosa tra le strade, dovevamo essere noi a ribellarci, a spaccare le auto, a sfasciare le vetrine, a scatenare risse. Ma scegliendo bene i bersagli.

Le auto da spaccare dovevano essere quelle di tutti i compagni della sinistra al caviale che si sono riempiti la bocca con "il sociale" ma poi hanno creato quei mostri chiamati Cpt con la benedizione di Livia Turco e del nostro amato presidente Napolitano. Cosi' con tutte quelle macchine rotte i meccanici e gli elettrauto avrebbero potuto assumere a bottega qualche migrante in piu', per poi regolarizzarlo alla sanatoria successiva.

Le vetrine da sfasciare erano quelle del lager di Via Corelli, per troppo tempo abbandonato e ignorato assieme ai suoi occupanti perfino da quella societa' civile meneghina impegnata borghese e radical chic che poi pero' si sente tanto buona a mandare in Afghanistan i chirurghi di guerra. Ricordo benissimo un presidio di fronte al CPT in cui c'ero solo io e quegli sfigati degli Umanisti. Ed era uno dei piu' affollati. Ma quel CPT andava smantellato da subito con una sommossa popolare.

Le risse dovevamo farle scoppiare in consiglio comunale, quando i provvedimenti di sgombero di ogni struttura non omologata, dai centri sociali ai campi nomadi, venivano dismessi come problemi degli "autonomi" e dei "marocchini", mentre erano il preludio al caos che oggi esplode a Crescenzago e in via Padova, ma domani potrebbe raggiungere anche le "sciure" impellicciate di Via della Spiga barricate nei loro attici a Porta Venezia.

Per questo motivo ancora una volta ci tocca chiedere scusa ai migranti: ci dispiace di avervi lasciati soli a fare guerriglia urbana dopo avervi rinchiusi in quartieri ghetto su base etnica per colpa della nostra incapacita' a gestire i problemi sociali. Purtroppo eravamo occupati con altri problemi, e probabilmente continueremo ad esserlo anche in futuro. Ma voi non arrendetevi: magari la prossima volta se mi fate un colpo di telefono, scendo in strada a fare un po' di casino pure io. Meglio tardi che mai.

 

Ora pero' scusatemi, devo andare a indignarmi guardando i talk show su Youtube, e poi prima di tuffarmi nel piumone con un bel libro/inchiesta sul comodino mi fiondo su Facebook per aderire a un gruppo contro il razzismo, votare l'abolizione di un gruppo neonazi e creare un gruppo di solidarieta' con le foche monache della Mauritania. Mica ci siete solo voi migranti, eh?

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