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Ad un passo dal big bang della sinapsi sociopolitica il cui estremo bagliore ci avrebbe illuminato nel difficile cammino verso una consapevole votazione

...Mortacci, il nemico ti ascolta!

Siamo un popolo capace di ingoiare tonnellate di merda e veleni purchè poi ci si lasci quel metro quadrato
di divano birra e popcorn dal quale far finta di essere un popolo
4 marzo 2010 - Marco Scalia

Come si dice nei film di guerra americani in piena scena madre, "Cristo, cazzo! Siamo fottuti!" C'eravamo appena spaparanzati nel divano coi popcorn e la birra davanti al televisore per farci un'idea su chi tifare nel nuovo reality "Le regioni dei soliti famosi" ed ecco che al posto della prima puntata ci ritroviamo il solito melodramma ottocentesco, la solita replica di Attrazione Fatale (minchia, Michael Douglas ormai non se lo scoperebbe neanche Sandra Milo!) e il solito documentario incom sull'ascesa al potere del vecchio Benitone. (Questa poi si vede lontano un miglio che è una furbata dei comunisti di raitre che ancora sperano di far capire a qualche ritardato l'impressionante somiglianza con la discesa in campo del Cavaliere).                      E adesso come facciamo, senza i garruli "Ale'!" del pimpante Floris, giovane vigile urbano cazzuto che regola il traffico di strombazzate livorose tra Lupi e Di Pietro? Come ritrovare quella briciola d'indignazione nel profondo di noi stessi - tra un rutto al doppio malto e il tentativo prolungato di staccarsi dai denti il pezzetto di mais - che un'arringa in salsa salernitana di Michele Santoro e un circostanziato rapporto del capoclasse Travaglio ogni volta ancora fortunatamente ci compiacevamo di avvertire, alla fine del collegamento col paziente Ruotolo?  Per non parlare dell'oppiaceo godimento assoluto che ci pervadeva ogni seconda serata quando introdotte dalla scampanellìo della Porta a porta potevamo bearci della vista delle cosce di Alba Parietti e del frigido aplomb di un'ex bomba del sesso quale Mara Carfagna, subito intente a disquisire su tutto, dalla riforma della costituzione alla riforma delle tette.  AAAhh!, che sonora inculata! Niente più Lerner, niente Annunziata... Toccherà perfino guardare la Setta dopopranzo solo per sbirciarle nella scollatura, invece di poter usufruire delle perle della sua saggezza supportata dal sondaggino dello spennacchiato Piepoli.  Che sfiga, ragazzi! Eravamo ad un passo dal big bang della sinapsi sociopolitica il cui estremo bagliore ci avrebbe definitivamente illuminato nel difficile cammino verso una consapevole votazione ed ecco che ci staccano la spina manco fossimo dei poveri cristi prede di malattie terminali. Adesso come faremo a capire se sono stati i radicali a comporre un pacchetto di mischia proprio un centimetro prima della linea di meta davanti al pilone Polverini o se sono stati i leccaculo di periferia del PDL a non saper nemmeno nè leggere nè scrivere o se addirittura tutto ciò non faccia parte di un complotto interno che neanche l'elaboratissima architettura dell'attentato di Dallas ha saputo eguagliare?  La domanda che persino il mio amico (Rafiki) Kwankalo - mezzo muto dalle botte prese in Campania affinché il sugo condisca i nostri spaghetti - riesce ancora a formulare è la seguente: "Ma perché nel vostro paese che ci sembrava tanto avanzato rispetto ai nostri non si può parlare di quello che non va bene?"  Ed effettivamente cosa cazzo vuoi rispondergli, intanto che gli ammolli un mezzo euro che t'avanza per miracolo.  Bisognerebbe spiegargli che non esiste poi tanta differenza tra il ciccione in pelle di leopardo che decide quando cazzo gli pare di ruspare tutto il riso del popolo e trombarsi le meglio vergini del villaggio minacciando nel frattempo di tagliare la testa a chiunque non sia d'accordo rispetto a un tizio che fa le stesse cose in un paese cosiddetto "democratico e occidentale" semplicemente sostituendo il sonaglio e il tamburo con televisioni e giornali. 

Onestamente, siamo un popolo capace di ingoiare tonnellate di merda e veleni purchè poi ci si lasci quel metro quadrato di divano birra e popcorn dal quale far finta di essere un popolo, intanto che decidiamo di sintonizzarci su una telenovela dimmerda, un "talk show" con pupazzi benedetti dall'audience, o una noiosissima partita della nazionale di calcio.

Onestamente, ci piacerebbe incontrare e conoscere un nuovo Emiliano Zapata.

 

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