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Riflessioni di una donna sulla festa della donna in un laboratorio di analisi

Anche noi una volta andavamo al ristorante

Come una mimosa, più di un cioccolatino. Quando l'8 marzo è ancora festa grande
8 marzo 2010 - Pia Fraus

Un bel regalo per questo otto marzo arriva da Hollywood. Dall’Oscar alla regia a Kathryn Bigelow per il film "The Hurt Locker". Dopo 82 edizioni la mecca del cinema premia una regista donna. Ottantadueanni! Però! Ecco possiamo dire di essere “fiere” come categoria. A volte protetta, a volte no. Infatti, tra ieri e oggi sono almeno otto i casi di violenza su donne segnalati della agenzie di informazione. Tutte rigorosamente ex mogli, conviventi e fidanzate. Ma è un discorso antico, che conosciamo bene. Questo 8 marzo è all’insegna della riflessione. La mia.  Perché mi ero scorbuticamente dimenticata della festa delle donne. Insabbiata. Nel laboratorio di analisi questo mattina sono di malumore, oltretutto, infastidita per i buchi (tre) che mi hanno fatto nel tentativo di trovare una vena decente. Vedo entrare nella stanza una signora molto anziana e molto malata, accompagnata da una signora molto badante e molto dell’Est. Una bella signora rubiconda, bionda, sui 40 anni. Risponde veloce al cellulare, dice grazie in francese e nella sua lingua. Entra e come prima cosa fa gli auguri alla dottoressa che, con la siringa in mano, è pronta ad infilzare la vecchia. «Oggi festa della donna». Risponde un «ah si!» distratto. Continua la badante, sorridente: «Voi non fate niente qui... Nel mio paese oggi è festa grande, donne non vanno lavoro... poi si va al ristorante.. tante... 13, 15 anche 30... bei gruppi. Ora era mio papa al telefono per auguri, ho ricevuto 8 sms già per auguri.... Ah è molto bello nel mio paese....». Indifferente la dottoressa che si è lasciata i 40 alle spalle da almeno un paio di anni, replica: No, qui è tutto così... (spallucce e bocca all’ingiù). Il mio fastidio cresce, dico qualcosa ma non ne sono sicura. La badante mi guarda in attesa curiosa, io mi invento delle sdrucciole inappropriate e giro la testa. Sembro ubriaca. Invece: pensavo. Pensavo che  anche qui una trentina di anni fa si andava a festeggiare.... Poi  l' otto marzo, la sua fabbrica in fiamme, le operaie morte, tutto perde il senso reale di quel che è stato. Una storia-simbolo di cui molte giovani donne oggi non sanno nulla. Tragica arriva la conferma: l'addetta ai "prelievi in euro", prima di quelli sanguigni, entrata per portare un foglio, si intromette: «beh, non andare al lavoro per festeggiare è esagerato! In fondo è come la festa della mamma o dei nonni. È giusto ricordarsi delle persone importanti, e le donne (ammica stupidamente), lo sono, ma ….». Sorridendo lascia la stanza. La odio. Mi appiccico i cerotti veramente incazzata. Con chi? Mah, non lo so. Dovrei esserlo con me stessa, con la mia generazione. Col fatto che bisogna ricominciare tutto. Con la festa della mamma e dei nonni. Saluto e me ne vado. Poi sulla porta mi giro per guardare quella signora rumena che è felice per la festa della donna, e serena per questo. Nel suo paese vuol dire molto. Anche per me. Questa sera prenderò una bella torta per festeggiare con i miei due figli maschi, racconterò loro che cosa accadde in quella fabbrica di New York nel 1908. E che anche noi, una volta, andavamo al ristorante…..

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