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  • Certa gente non capisce come mai non mangiamo brioches se manca il pane

    Martone, ti spiego due cosette sulla vita

    Lettera aperta a Michel Martone di un ragazzo ventottenne del sud dai mille lavori precari e che ancora non si è riuscito a laureare.
    24 gennaio 2012 - Adelmo Monachese, 28 anni, Foggia.

Editoriale

  • Certa gente non capisce come mai non mangiamo brioches se manca il pane

    Martone, ti spiego due cosette sulla vita

    Lettera aperta a Michel Martone di un ragazzo ventottenne del sud dai mille lavori precari e che ancora non si è riuscito a laureare.
    24 gennaio 2012 - Adelmo Monachese, 28 anni, Foggia.

    Vorrei entrare in contatto con il giovane e brillante trentottenne viceministro Michel Martone figlio di cotanto padre: Papà Antonio, infatti, è stato a lungo avvocato generale in Cassazione, ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati. Un pezzo grosso della magistratura, nominato da Brunetta per presiedere la Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità, e finito coinvolto nell’inchiesta sulla P3 e frequentatore di cene a casa di Denis Verdini. Il piccolo Michel ottene una consulenza al ministero guidato da Brunetta, legatissimo al padre.

    Mi dovete aiutare a parlare con lui faccia a faccia, o con una lettera aperta nei vostri giornali/programmi/siti, con Michel Martone che, oggi durante un convegno della Regione Lazio, ha dichiarato: "Se a 28 anni non sei laureato sei uno sfigato".

    Sono la persona adatta per parlargli: ho 28 anni e ancora non mi sono laureato. Vivo a Foggia e stavo cercando di laurearmi a Bari in Scienze della comunicazione mantenendomi con vari ed eventuali lavori. Breve riepilogo, sono: studente fuori corso, pendolare, lavoratore saltuario, sottopagato e a nero. 

    Sto mollando l'Università (mi mancano quattro esami e ho una media del 28/29, di preciso non la ricordo ma non è inferiore a quanto vi ho indicato) perchè da quando mi sono iscritto le tasse, le tariffe dei treni e i prezzi dei libri sono solo aumentate. Le borse di studio? Non ne parliamo: sono un traffico così oscuro che una volta mi capitò di ascoltare nei corridoi dell'Università le grida di una ragazza che arrabbiatissima perchè non aveva avuto accesso alla borsa di studio nonostante vivesse con la sorella condividendone condizioni economiche e familiari e anche di rendimento didattico che, però, l'aveva ricevuta.

    Capita così di lavorare il sabato sera in pizzerie i cui titolari hanno la terza elementare e, per compilare un assegno, chiedono a te quanti zeri vanno in "diecimila" e tu, che non hai nemmeno il conto corrente, glielo spieghi. La tariffa in pizzeria è di 30 euro il sabato, 25 gli altri giorni. Il regionale per Bari, il più economico, andata e ritorno costa 16,80 euro; prima allo stesso prezzo potevi prendere l'espresso (tutti i foggiani pendolari per Bari hanno impresso nella memoria lo storico espresso delle 06:30 che partiva da Torino Porta Nuova la sera prima, salirci era come entrare dentro una gigantesca scarpa da ginnastica usatissima) che ora non c'è più.

    Quindi mi capitava di spendere in un sol giorno 16,80 solo per i biglietti per arrivare in Ateneo e seguire una lezione più breve del mio solo viaggio d'andata, o per farmi mettere una firma e poi tornare in stazione (si, funziona ancora così, le firme con la penna sulla carta), oppure prendere appuntamento con un professore, farsi i 123 km e trovare la porta del suo ufficio chiusa, nessun biglietto, nessun avviso, nessuna notizia lasciata al portinaio, niente, così ti giri e ti rifai i 123 km all'inverso (posso fare nomi cognomi e date di tutto ciò che vi sto raccontando).

    Le e-mail e il telefono per i professori non sono strumenti di uso quotidiano, almeno nel rapporto con gli studenti, eppure se capita di vederli al bar hanno sempre con un telefono in mano. Conosco bene i professori, assistenti, ricercatori e i loro comportamenti da bar, avendo lavorato ANCHE nel bar all'interno dell'Università degli studi di Foggia, quell'Università famosa perchè il precedente magnifico rettore vi ha sistemato tutta la famiglia, famiglia in senso molto ampio, anche i parenti acquisiti, facendo la fortuna di Striscia la notizia, Le iene, W l'Italia di Iacona e Report. Sono sempre lì a dire quanto sia sottovalutato il loro contributo, poi però c'è sempre un loro collega a dire che quello che fino a poco prima si stava lamentando è il cancro dell'Università.

    Ma non voglio sproloquiare: spendo 16,80 per andare a Bari e per risparmiare mi porto i panini e l'acqua da casa, ogni giorno di lezione sembra che mi stia organizzando per una pasquetta, invece cerco solo di limitare i costi. Così per tre giorni ti alzi alle 05:30 e torni a casa alle 20:30 e nei restanti giorni della settimana dovresti studiare, però devi anche lavorare per pagarti tutto il pacchetto "Università", nel frattempo non sarebbe male guastare almeno un po' le lenzuola del letto e, magari, farsi una vita sociale.

    Velocemente i lavori che ho fatto: cameriere, barista, traslocatore, giardiniere, animatore per bambini, autista, impiegato INPS, lavoratore IPERCOOP, Babbo Natale, addetto alle pulizie su barca a vela. INPS e IPERCOOP regolari, con i contributi, tutti gli altri a nero, senza nessun tipo di formazione professionale.

    Vorrei guadagnarmi da vivere scrivendo e da Settembre 2011 ho deciso, con enormi dubbi e critiche da parte di famiglia e amici, di dedicarmi solo a quello, rinunciando alle 600 euro da barista. Scrivo per un free press della mia città che mi paga 150 euro al mese. Sarebbero 5 euro al giorno. Non posso dirvi quanto fa all'ora perchè non è possibile calcolare in ore il lavoro del giornalista. O forse si, potrei anche calcolare la mia retribuzione oraria segnandomi il tempo che si passa in redazione, gli spostamenti tra gli eventi da seguire, i tempi di scrittura e di preparazione ai temi da affrontare, ma preferisco non farlo perchè... dovete permettermi di dire queste cose ad alta voce prima che Martone, crescendo, dalla poltrona istituzionale che occuperà di qui a vent'anni dica ai futuri giovani che sono dei "bamboccioni". 

    Io non sono nessuno, non rappresento nessuno, non faccio parte di nessuna associazione studentesca, sindacale, di protesta, nessun movimento, nessuna avanguardia. Eppure nelle vene dell'Italia pulsa un sangue fatto di un esercito di ragazzi e ragazze come me, senza genitori ai ministeri o ai comuni o alle province. Ragazzi che non faranno i notai perchè i genitori sono notai, non faranno i medici perchè i genitori sono medici, non faranno come i figli di avvocati che nonostante abbiano la facoltà di giurisprudenza nella loro città vanno a studiare fuori, in una Università più "facile" perchè tanto poi hanno lo studio di famiglia con la scrivania e la targhetta già pronta.

    Nei treni regionali lavati da cima a fondo con UN secchio e UNO straccio con me ci sono migliaia, MIGLIAIA di persone che partono da casa col buio e tornano a casa con lo stesso buio, che fanno del treno il loro ufficio, la loro sala da pranzo, il loro luogo di studio.  Persone che, come me, restano "intrappolati" in un treno nuovo di zecca in mezzo alla campagna senza che il personale dia loro una spiegazione e, dopo tre quarti d'ora vengono fatti scendere nella stazione di Cerignola Campagna al saluto di: "Prendete i prossimi treni che passeranno, non sappiamo quali".

    Il prete anti camorra Don Aniello Manganiello qualche giorno fa è venuto nella mia città per parlarci della sua esperienza a Scampia dicendo che il senso della politica è chiedersi "Cosa si può fare per risolvere questo?" , "Come usciamo da questo problema?" e non dire "Se a 28 non sei laureato sei uno sfigato". Puntare il dito verso chi è rimasto indietro non è un comportamento da tenere in una società civile e democratica, è un comportamento da giungla. Berlusconi poco prima di farsi da parte ebbe il tempo di dire, a proposito della crisi: "In Italia i ristoranti sono pieni". Si, sono pieni da laureati e laureandi che fanno i camerieri.

    Vi ho scritto questa lettera di getto, spero non vi risulti pesante e senza senso. Se vi interessa saperne di più sulla mia storia potrei scrivere altro e vi assicuro che ne avrei da raccontare.

    Adelmo Monachese, 28 anni, Foggia.

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    23 gennaio 2012 - Umberto Romaniello

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  • Omicidio Savarino: spunta una carta d'identita' italiana.

    "Nomade di origine Slava nato in Germania ma di origini serbo-croate": e se fosse un cittadino italiano nato a Parigi?

    Nella piu' totale mancanza di rispetto dell'intelligenza di chi legge e della sensibilita' verso i parenti del vigile Nicolo' Savarino ucciso a Milano, continua la lotteria di informazioni a casaccio che vogliono attribuire all'omicida nazionalita', etnia e origini "nemiche", pur nell'assenza di dati certi sull'origine dell'arrestato.
    18 gennaio 2012 - Carlo Gubitosa

    E' caccia allo straniero sulla stampa italiana. La Gazzetta di Lucca, in un articolo di Aldo Grandi cavalca l'ondata di sdegno innescata dalla morte del giovane vigile Nicolo' Savarino invocando a gran voce la pena di morte contro lo "slavo", e sul sito web de "Il Giornale", la solita Paola Fucilieri, dopo aver scritto che "i rom finiscono sotto torchio", scarta la "pista zingara" e parla di un "nomade di origine slava nato in Germania ma di origini serbo-croate". Ma qual e' l'origine di queste informazioni tanto confuse e contraddittorie?

    Per uscire da questo groviglio confuso di etnie, decido di applicare le regole base del buon giornalismo, verificando i dati con fonti primarie. Per farlo mi basta contattare telefonicamente Alessandro Giuliano, il Capo della Squadra Mobile di Milano, che mi ha aggiorna sullo stato dell'arte delle informazioni in possesso delle autorita'.

    Con mia grande sorpresa, in questa girandola di nomi, cose, citta' e nazioni emerge la possibilita' che "Goico Jovanovic", come e' stato chiamato dai giornali in questi giorni, si chiami in realta' Remi Nikolic, e sia un cittadino italiano minorenne nato a Parigi.  

    "Si sono messe in contatto con noi due persone - racconta il Vicequestore Giuliano - che si sono qualificate come il padre e un difensore del ragazzo, e a conferma che il ragazzo sarebbe diciassettenne ci hanno consegnato degli atti che confermano una delle tante generalita' fornite dal ragazzo, quella di Remi Nikolic, un nome che aveva utilizzato anche in altre circostanze".

    Tra questi documenti forniti alle autorita' dal sedicente padre del ragazzo, Giuliano segnala anche un certificato di nascita e una carta d'identita', quest'ultima emessa da un comune del padovano. Entrambi i documenti sono intestati a Remi Nikolic, cittadino italiano nato a Parigi il 15 maggio 1995, e questo assegnerebbe alla giustizia minorile la competenza di questo crimine qualora l'eta'venisse confermata. Ma a ingarbugliare le informazioni in possesso delle autorita' c'e' anche un esame osseo effettuato nel giugno 2010, secondo il quale a quell'epoca il ragazzo avrebbe avuto attorno ai 17 anni.

    "La carta d'identita' ci risulta autentica - ci ha detto Giuliano - e ci siamo gia' rivolti all'Interpol per verificare presso l'anagrafe della citta' di Parigi per verificare che il ragazzo sia effettivamente nato li' e in quella data. Abbiamo contattato anche il comune che ha emesso la carta d'Identita' per fare gli opportuni controlli sui certificati prodotti per il rilascio del documento".

    Il ragazzo si trova attualmente fermo in Ungheria e conferma dei dubbi sulla sua identita' Giuliano spiega che "nel provvedimento restrittivo emanato nei suoi confronti sono riportati tutti i nomi che lui ha utilizzato nel corso di varie identificazioni, dichiarando differenti generalita', date di nascita e luoghi di nascita".

    In breve, nonostante tutto quello che e' stato scritto in questi giorni dai giornali (rom, rom di etnia sinti, zingaro, nomade di origine slava, slavo nato in Germania) il nome, la data e il luogo di nascita di questo ragazzo sono ancora da determinare al di la' di ogni ragionevole dubbio, e l'unica identificazione certa e' quella dattiloscopica realizzata attraverso le impronte digitali.

    Al vicequestore Giuliano ho spiegato che sui media la situazione sta sfuggendo di mano, e che sto cercando di raccogliere informazioni accurate per evitare che alla gravita' dell'omicidio si aggiunga l'esasperazione del conflitto sociale tra italiani e migranti. "Come operatore delle forze dell'ordine non posso che associarmi a questo auspicio" e' la risposta di Giuliano, e speriamo che l'auspicio di non cedere alle tentazioni dei "Media dell'odio" sia raccolto anche dai colleghi che si divertono a trasformare ipotesi in verita'.

    Da tutte queste circostanze, emerge che sul fronte "etnico" di questa notizia non c'e' ancora nessuna certezza, ma solo un inquietante interrogativo: e se il "mostro straniero", fosse in realta' "uno di noi"? Cosa dovremmo pensare se quel "nomade di origine Slava nato in Germania ma di origini serbo-croate" descritto con accanimento dalla Fucilieri su "Il Giornale" fosse in realta' un cittadino italiano nato a Parigi?

    Come cambierebbe la nostra rabbia e la nostra indignazione? Se venisse confermato che si tratta di un minorenne, come si trasformerebbe la voglia di cappio e le incitazioni alla pena di morte lanciate da Aldo Grandi sulla "Gazzetta di Lucca"? Forse l'"assassino slavo" da portare sulla sedia elettrica con un processo di piazza riacquisterebbe un volto umano, e diventerebbe un "ragazzo arrestato per omicidio" che andra' affidato alle strutture carcerarie al termine di un giusto processo? L'irrazionale sete di vendetta cederebbe il posto alla legittima voglia di giustizia e verita' su questo triste episodio?

    I familiari del vigile ucciso saranno piu' consolati dalla verita' e dalla giustizia o da un'orgia mediatica di parole in liberta' che strumentalizza questa vicenda per affermare tesi di parte pubblicando dati falsi o non verificati? Il rispetto che si deve ad ogni tragedia umana e' compatibile con quella "caccia al Rom di etnia Sinti" scatenata sulla stampa nelle ore successive all'omicidio, e mai rettificata anche dopo aver accertato che la comunita' Rom di Milano non c'entra niente con questa vicenda?

    Per reagire ad un omicidio efferato, ci basta canalizzare i nostri istinti peggiori sulle pagine dei giornali oppure e' meglio che gli operatori dell'informazione e quelli della sicurezza facciano al meglio il loro mestiere senza cedere al sensazionalismo e al sicuritarismo?

    Fin qui le domande difficili. Se invece vi piacciono le risposte facili e per ottenerle non disdegnate qualche piccola manipolazione della verita', non e' a me che dovete chiederle.

    Articolo su Ilgiornale.it di Paola Fucilieri

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  • Ricchezze

    17 gennaio 2012 - Pier Franco Brandimarte

    Ricchezze

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  • Per esempio...

    17 gennaio 2012 - PV

    ...

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  • LEGA africana

    16 gennaio 2012 - Enrico Bertuccioli

    LEGA africana

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  • sostiene Monti: la ricchezza è un valore

    10 gennaio 2012 - paolo de gregorio


    - sostiene Monti: la ricchezza è un valore -
    di Paolo De Gregorio, 10 gennaio 2012

    Nel “confessionale” di Fabio Fazio è il turno del premier professore, elevato a quel ruolo da una classe politica così mediocre e screditata da essere incapace di gestire una crisi dopo decenni di promesse di miracoli e benessere per tutti.
    Certo salta agli occhi la ponderatezza e la misura con cui il professor Monti risponde alle domande e le parole tornano a pesare, dopo anni di battute, barzellette, retorica, insulti, bugie.

    Resta il fatto che Monti fa parte di quell’altra CASTA costituita dai vertici del mondo accademico, bancario, istituzionale, legato ai poteri forti e alla Chiesa, che costituisce la faccia presentabile e competente del capitalismo che cerca di continuare la sua corsa anche se tutto indica una sua crisi sistemica e di valori. Crisi che ha creato giovani “indignados” in tutto il mondo proprio per l’enorme squilibrio tra ricchezza e povertà.

    La ricchezza sarebbe un valore se si riconoscesse in essa il peso fondamentale del lavoro, manuale e intellettuale,e si gridasse ai quattro venti che qualunque produzione di ricchezza è un fatto sociale dove il capitale senza il lavoro sarebbe disoccupato.
    Se poi volessimo andare a cercare le origini della ricchezza, senza paura della verità, la sua origine è nel lavoro poco pagato degli schiavi salariati.

    La ricchezza primaria degli americani fu costituita con lo sfruttamento di schiavi negri deportati dall’Africa nelle terre rubate ai nativi dopo averli sterminati.
    In Italia il latifondo fu creato attraverso prepotenze armate e per secoli i contadini con il loro massacrante lavoro hanno ingrassato nobili e Papi, trattati da schiavi anche se tutto il peso produttivo era sulle loro spalle e la ricchezza veniva prodotta solo dalle campagne.

    Oggi il ruolo della ricchezza è tutto meno che un valore: moltissimi capitalisti hanno abbandonato la produzione di beni materiali per trasformarsi in speculatori finanziari, molti hanno delocalizzato le loro attività all’estero licenziando in Italia, molti capitali di riccastri vanno clandestinamente e illegalmente all’estero anche se prodotti in patria, dove evadere le tasse è lo sport più praticato e più letale per la nostra economia.

    Se poi vogliamo una dimostrazione etica, oltre che economica, sul ruolo della “ricchezza”, in editoria l’unico giornale veramente LIBERO è “il FATTO QUOTIDIANO”, in quanto senza padroni né padrini, di proprietà dei suoi giornalisti, mentre è storia recente che anche il miglior giornalista italiano, Montanelli, veniva messo alla porta perché non si sottometteva ai “desiderata” dei suoi padroni editori.

    Senza possedere direttamente i mezzi di produzione non c’è libertà, il lavoro salariato è sempre una schiavitù, insopportabilmente precario tra l’altro, mentre tutti i beni di cui abbiamo bisogno potrebbero essere prodotti da singoli cittadini, o da famiglie, o da cooperative, purchè sostenuti da un sistema bancario di tipo sociale, che oggi non esiste.

    I veri padroni della economia sono le banche, decidono il tuo destino in ogni momento e qualunque governo, di destra o di sinistra è impotente.
    Nessun cambiamento strutturale è possibile se non si crea un sistema bancario antagonista a quello capitalistico, magari gestito dalla Banca d’Italia, che finanzi senza fini speculativi esclusivamente singoli, famiglie, cooperative con buone idee produttive.

    Il professor Monti sulla “ricchezza come valore” ha idee antiquate e secondo me si illude su una possibile ripresa, con quel debito pubblico che pesa come una montagna e con la evidente realtà che i capitali sono già fuggiti all’estero.
    La “ricchezza ha già scelto la globalizzazione come suo orizzonte, magari passando per paradisi fiscali o la Svizzera, se ne frega del patriottismo e delle persone senza lavoro.

    Vi è l’urgenza di rifondare l’economia su “altre basi”, a cominciare dalla autosufficienza energetica (con le rinnovabili) ed alimentare (con una agricoltura moderna e diffusa), sostenibile dal nostro ecosistema, che possa preservarci dalle tempeste prossime venture che si chiamano crisi petrolifera, riscaldamento globale, diminuzione del cibo, sovrappopolazione.
    Paolo De Gregorio

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  • Mani in tasca

    10 gennaio 2012 - Lele&Fante

    Mani in tasca

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  • Where is the fascist?

    La propaganda fascista nascosta nei libri per l’infanzia di “Where is Wally?”
    6 gennaio 2012 - Wu Ming 6, o se preferite di Luther Blissett2

    Il maestoso cavallo di legno che nasconde i greci che conquistano Troia, Il Riccardo III di Shakespeare che si finge umile per ottenere il trono, il lupo che dispensa consigli ingannevoli a Cappuccetto Rosso…
    La figura del falso buono, o del “bâtarde déguisée” come lo definisce il linguista cognitivista nonché arrotino e ombrellaio francese Jean-Baptiste De Batterave nel suo “Contextualisation agricoles de l'auto-indulgence », è assai diffusa nella storia della letteratura, tale allegoria serve a ricordarci che il nemico assume spesso forme insospettabili, rassicuranti, si avvicina a noi fingendosi innocuo o addirittura sodale, si guadagna la nostra fiducia; alle volte attende solo il momento buono per affondare il suo pugnale nel nostro fianco, altre volte ci avvelena lentamente senza che noi ce ne rendiamo conto. Si tratta del paradigma del Böse Koch, (per dirla con l’oftalmologo tedesco Kurt Eichel), riscontrabile in molti prodotti della cultura pop, apparentemente innocue opere di intrattenimento, in realtà subdola propaganda fascista veicolatrice di narrazione tossica.
    Un esempio di questa propaganda si può riscontrare, in modo piuttosto evidente, nei libri per l’infanzia della serie “Where is Wally?”, dell’autore Martin Handford.
    L’opera di Handford si presenta sottoforma di grandi illustrazioni quasi Bruegeliane, affollate da innumerevoli personaggi vestiti perlopiù in modo simile, in ogni tavola il lettore viene invitato a individuare Wally in mezzo alla folla.
    Ma chi è Wally? E perché deve essere “scovato”? Proviamo a tracciarne un profilo.
    Wally porta gli occhiali, il che suggerisce che si tratti di un intellettuale, il suo ciuffo fluente pettinato su un lato è un chiaro indizio di omosessualità, l’immancabile bastone da passeggio ci indica invece che egli è un debole, mentre lo zaino da campeggiatore, il cappellino di lana e il cane che sovente lo accompagna completano il quadro dandoci l’idea di avere a che fare con un giovane vagabondo di sinistra, forse uno squatter, probabilmente anche tossicodipendente (il che spiegherebbe la sua magrezza).
    Insomma, Wally incarna tutto ciò che la destra avversa e appare chiaro che l’intento di Handford sia quello di abituare il giovane lettore a riconoscere queste caratteristiche e a isolare automaticamente l’individuo che le possiede dal resto della società, un processo paraipnopedico già teorizzato dallo psichiatra centometrista inglese Thomas Overwrought nel suo saggio “Ten ways to butter a danish barrister”.
    “Sono fra noi, si mimetizzano nella società, sono simili a noi ma in realtà sono diversi, sono estranei, bisogna aguzzare la vista, stare in guardia, hai controllato nel mobiletto del bagno?”, sembra suggerire l’autore, del resto il tentativo di inculcare nella società una cultura paranoide e mixofobica non è certo nuovo alla destra, ne parlava già il sociopolitologo spagnolo Felipe Bostezar nel 1844, nel corso di una riunione di condominio a Ginevra.
    Un'altra caratteristica dei libri della serie di Wally è che sono perlopiù privi di testo, questo serve a abituare le masse, fin dalla tenera età, a privilegiare i libri di figure a discapito della letteratura scritta e quindi inibire le capacità di pensiero, è la famosa “cultura dell’incultura” a cui si riferiva l’erpetologo del 700 Palmiro Papetti nel suo “Studi di prospettiva assonometrica nell’ambito della tassidermia coercitiva”.
    Se quanto sopradescritto appare fin troppo evidente c’è da considerare però che a questa interpretazione dell’opera di Handford se ne deve contrapporre un’altra, apparentemente antitetica ma in realtà tendenzialmente speculare e sostanzialmente equipollente.
    L’autore sa che esiste la possibilità che il giovane lettore manifesti empatia nei confronti del protagonista, tenda cioè a identificarvisi. Per scongiurare il rischio che questo favorisca lo svilupparsi di idee progressiste nelle nuove generazioni Handford incanala la narrazione su un Phylum diverso, pur rimanendo in un frame ideologico di destra.
    Visto da un'altra prospettiva il personaggio di Wally infatti istiga smaccatamente al conformismo, ne è una prova il fatto che il personaggio si vesta come la maggioranza dei suoi concittadini, ci si presenta quindi come un “modaiolo”, in quanto tale l’individuo quasi sparisce nella folla, una scelta grafico-narrativa che chiaramente ha lo scopo di inculcare nelle giovani menti il concetto che la personalità sia una cosa da rigettare, che una società funzionale debba fondarsi inopinabilmente su un appiattimento identitario, sul trionfo del pensiero unico, il famigerato “Schwanz im Arsch” paventato da Albrecht Posaune, docente di urologia psichiatrica all’università di Albern in Germania.
    Come se non bastasse, Wally frequenta solo luoghi estremamente affollati: spiagge, fiere, centri commerciali, metropoli, va da se che l’esaltazione di questi luoghi corrisponde a un’esaltazione del consumismo e della sua scala di valori corrotta.
    Vista da questa angolazione Wally acquista indubbiamente la connotazione del cittadino perfetto per l’immaginario capitalista, l’individuo ridotto a animale da consumo e defraudato da qualsiasi identità e originalità, che si sente realizzato solo quando perde la sua individualità e si conforma alla massa, anche perché parliamoci chiaro: Wally isolato dalla folla è soltanto un disadattato vestito come un coglione.
    Detto questo credo che sia necessario aggiungere un’ulteriore considerazione, ovvero che anche qualora le due chiavi di lettura, quella mixofobica e quella conformista, finissero per annullarsi a vicenda ne risulterebbe una mancata presa di posizione da parte dell’opera e ciò favorirebbe indubbiamente lo svilupparsi, nel fruitore della stessa, di una mentalità qualunquista e quindi criptofascista, come dimostrato dal climatologo irlandese Robert Wanker durante un convegno sulle proprietà organolettiche degli insaccati equini tenutosi nel 1987 in uno scantinato sull’isola di Montserrat.
    Il gioco perverso di Were is Wally è l’ennesimo esempio di quanto la nostra società sia intrisa della narrazione tossica di matrice fascista e reazionaria e di quanto abbiate bisogno che gente come me, dotata di un’intelligenza e di una cultura incredibilmente superiore alla media, rischiari le tenebre della vostra squallida ignoranza con la luce viva del proprio ego.

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  • Blitz a Cortina

    Blitz della Finanza a Cortina

    5 gennaio 2012 - Stefano Sartini (Sa(r)tiro)
    Fonte: io

    Controlli fiscali a Cortina D'Ampezzo. Così fiscali che per comprare un Rolex ho dovuto fare lo scontrino.

    ----

    Controlli fiscali a Cortina. Bel titolo per un film d'evasione.

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    Note:

    Non è un vero articolo, ma un cadeau satirico, io ci provo se interessa come idea :)

    Stefano.

Le vignette e i lazzi continuano nella sezione MATITE

Ultimo aggiornamento: 27 gennaio 2012 ore 04:16

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    16 gennaio 2012 - Carlo Gubitosa

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  • Fango

    27 luglio 2011 - Massimo Marcantoni
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    Bersani: macchina del fango sul Pd...dall'altra parte non c'era più posto

    Alt di Napolitano sui ministeri al nord...c'è il serio rischio di infiltrazioni mafiose

    Nitto Palma alla Giustizia, Bernini alle Politiche Comunitarie...Borghezio al popolo norvegese

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  • Raso(r)iate

    6 gennaio 2012 - Augusto Rasori

    Donna muore d'infarto durante la proiezione di "Vacanze di Natale a Cortina".
    Ma forse lo dicono solo per risollevare gli incassi.

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  • Il fine ultimo delle dottrine esoteriche

    Il prototipo delle concezioni esoteriche è il Mein Kampf di Hitler. In un certo senso il Mein Kampf rappresenta una sorta di “bibbia” contemporanea per i suoi epigoni. Senza correre il rischio di esagerare si potrebbe definire come il “testo sacro” dei fanatici del complottismo, il “manuale” teorico e pratico, la principale fonte d’ispirazione a cui attingono le più assurde dietrologie esoteriche di provenienza nazista, o cripto-nazista.
    8 gennaio 2012 - Lucio Garofalo
  • nuvole nere sul Medio Oriente

    4 gennaio 2012 - paolo de gregorio
  • L’uscita dalla crisi? In fondo a sinistra

    La razione di miseria imposta ai popoli portoghese, greco, italiano, spagnolo e, progressivamente, a tutti i popoli europei, non basterà a fermare la caduta di rendimento del capitale finanziario, per cui serviranno altre manovre finanziarie che spingeranno sempre di più verso una condizione di insopportabilità dei sacrifici imposti ai proletari.
    12 gennaio 2012 - Lucio Garofalo

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      Incidente navale all’isola del Giglio. E cominciano a scarseggiare anche santi e poeti. Lussuosa nave da crociera naufraga sulle coste italiane. E ora vediamo altri esempi di allegorie. Pare che la nave si sia avvicinata troppo alla terraferma. A insospettire i passeggeri il cicalino del telepass. All’improvviso la Costa Concordia si è piegata su un [...]
      Mon, 16 Jan 2012 16:38:31 +0000 -

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    • La militarizzazione della Svezia
      La guerra inizia da qui

      La militarizzazione della Svezia

      Ogni anno l'industria bellica globale uccide, direttamente o
      indirettamente, milioni di persone distruggendo intere comunità e
      l'ambiente.
      Contrariamente all'immagine comune sia all'interno che all'estero, la
      Svezia gioca un ruolo fondamentale nell'industria militare. E' il
      maggiore esportatore mondiale di armi pro capite, partecipa alla guerra
      della Nato in Afghanistan e dispone, all'interno dei suoi confini, della
      più grande area per le esercitazioni militari.
      27 gennaio 2012 - Cattis Laska
    • Militari americani: in libertà chi ammazza, incarcerato chi rivela le stragi
      Incredibile ma vero

      Militari americani: in libertà chi ammazza, incarcerato chi rivela le stragi

      Il sergente Frank Wuterich, responsabile di una strage di civili in Iraq è libero, rischia invece l'ergastolo chi ha passato a Wikileaks il filmato di un elicottero che fa strage di civili sempre in Iraq
      27 gennaio 2012 - Alessandro Marescotti
    • “Fammi ricordare, discutiamo insieme” (Is 43,26)
      Il Centro Studi Sereno Regis di Torino per la Memoria e la Pace

      “Fammi ricordare, discutiamo insieme” (Is 43,26)

      Il Centro Studi Sereno Regis di Torino propone : Le Dimensioni Angeliche tra Memoria e Oblio sulla scena della Shoah. Ricordati di ricordare
      “Fammi ricordare, discutiamo insieme” (Is 43,26)
      27 gennaio 2012 - Laura Tussi

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